On the occasion of the feast of Sant’Anselmo (April 21), patron of our Pontifical University, our Rector, Fr. Bernhard A. Eckerstorfer OSB, presided over the Holy Mass and gave the homily below. You may use Google Translate to read it in English.

Homily for the Solemnity of Sant‘Anselmo, 21 April 2020

Siràcide 51,23-30; Efesìni 3,14-19; Matteo 7,21-29

Cari fratelli,

in questi giorni penso talvolta alla statua di Sant‘Anselmo davanti alla nostra chiesa, nel piccolo cortile, proprio guardando all’ingresso. Secondo la tradizione orale porterebbe le fattezze del viso del Cardinale Augustin Mayer (1911-2010) che – stupitevi! – era rettore e priore in una persona, impensabile oggi. Così è presente tra di noi la storia della seconda metà del 900. Durante l’anno accademico questa statua di Sant’Anselmo vede ogni giorno tanti professori e studenti esterni entrare in questa casa benedettina, anche i nostri impiegati, e qualche turista che desidera fare un tour romano in disparte dalle attrazioni più spettacolari. Dicono che adesso qualche residente, come l’Abate Primate, fa il suo piccolo giro fino al cancello, che è chiuso in queste settimane. Chi avrebbe pensato tre o sei mesi fa a quest’immagine che si svolge di fronte alla statua di Sant’Anselmo per un tempo così lungo?! (Mi sembra che la statua abbia uno sguardo un po’ triste adesso, ma forse ho troppa fantasia.)

In considerazione della situazione attuale, è lecito sorridere quando leggiamo nella prima lettura: “Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione!”. È l’ironia del momento attuale: La maggior parte delle persone del nostro Ateneo non può avvicinarsi per la didattica presenziale…

Però, se continuiamo a leggere, entriamo nel contesto più profondo, e capiamo perché questa lettura è adeguata alla festa di Sant’Anselmo: “Prendete dimora nella mia scuola!”. Il Signore è il nostro insegnante e coloro che lo seguono hanno qualcosa da dire. Da Siràcide: “Accogliete l’istruzione, acquistatela senza denaro.” L’educazione di Dio è gratis, gratuita, che viene da “grazia”. Vuol dire: prima del nostro impegno siamo già presi dal mistero di Dio che poi cerchiamo da capire. Per Anselmo è proprio la fede che cerca di comprendere, infatti la fede è già intelligenza che si dispiega in tante forme: risulta meditabonda in solitudine (nel Monologion e più spiritualmente nelle Meditazioni teologiche). Nasce dalla conversazione coi fratelli nel chiostro (Monologion e Proslogion). Questo stile dialogico si riflette anche nelle 400 lettere di Anselmo, una forma di teologia e pastorale feconda che ci fa pensare per oggi. Il dialogo caratterizza perfino i trattati teologici (De veritate, Cur Deus homo). E tutto ciò trova il suo coronamento nell’alternanza tra invocazione, orazione e riflessione forte nella sua opera più famosa, nel Proslogion. Che ricchezza di forme, che stile fresco di teologia!

Questo stile teologico è attuale. Insegnando all’università in Austria, ho avuto ogni tanto studenti da altre facoltà che potevano frequentare alcuni corsi di teologia come corsi facoltativi. A che cosa erano interessati studenti di sociologia o psicologia? Volevano avere un’idea su com’è la prospettiva proprio dalla fede. Un mio amico ha notato alcuni giorni fa, al telefono, che i grandi sociologi di lingua tedesca – nel passato, così come oggi – si interessano alla religione, iniziando dalla prassi religiosa e la riflessione di essa. Nel nostro Ateneo che porta il nome di Anselmo ci sta particolarmente a cuore una teologia che emerge dalla preghiera, dalla liturgia, e dall’esperienza con le Sacre Scritture.

Dunque, ciò che facciamo qui in chiesa corrisponde a ciò che facciamo in aula. Non è una forma insignificante per il nostro pensiero anche assai speculativo. La festa di oggi è soprattutto – e in particolar modo per l’Ateneo – questa celebrazione liturgica. E ciò lo facciamo con gli altri e per gli altri, anche per coloro che sono lontani. Perciò preghiamo nelle intercessioni di oggi anche per i docenti, gli studenti, i dipendenti dell’Ateneo; purtroppo non li vediamo come di solito, ma siamo spiritualmente uniti a loro. In un altro senso, la liturgia supera i nostri atteggiamenti terreni: in chiesa non importa chi siamo nella gerarchia accademica. È una prospettiva che ritengo importante, anche per il modo in cui lavoriamo a Sant’Anselmo: è naturale che il Preside del PIL suoni l’organo come un professore o uno studente. Il Decano di Filosofia si trova nella schola cantorum, accanto ad alcuni studenti. Una gran parte dei professori fa un lavoro pastorale, un’occupazione da cui vengono la maggior parte dei nostri studenti, e a cui ritorneranno. La prassi ecclesiale è già una forma di teologia!

Infine, di nuovo un piccolo sguardo alla statua di Sant’Anselmo qui fuori. Vorrei incoraggiarvi a cercare con gli occhi interiori i vostri colleghi all’Ateneo, ad aspettare la loro presenza in mezzo a noi. Io sono qui soltanto da poco più di tre mesi. E mi mancano già coloro che si trovano a Sant’Anselmo normalmente. Fino a quando ritorneranno, lavoriamo insieme – nello stile di Sant’Anselmo, che non è soltanto una statua ma appartiene veramente alla nostra vita accademica e che intercede per noi. Amen.

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